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Tito Schipa - Una vita sulle scene del mondo

di Maurilio Manca

Tito Schipa dal Film Vivere 1936Non molto diversi da quelli di altri grandi artisti furono i primi anni di vita di Tito Schipa: la nascita in una famiglia di modeste condizioni economiche, l'infanzia nel corso della quale già piccolo rivela promettenti qualità vocali, i primi "successi" nel coretto della scuola. Quel che fa di Tito Schipa il più singolare tenore del nostro secolo - così lo definisce Rodolfo Celletti - è invece l'intero corso della sua carriera, quella capacità mediterranea di reinventarsi giorno per giorno, di reagire a nuovi stimoli e nuove occasioni artistiche.

Era nato a Lecce da Luigi e Antonia Vallone alla fine di dicembre del 1888, ma fu dichiarato all'anagrafe il 2 gennaio del 1889. Il suo nome di battesimo era Rafaele Attilio Amedeo; "Tito" gli sarà dato più tardi dalla stampa, conquistata dall'eccezionalità della sua voce.

Affinché il ragazzo potesse formarsi di un'istruzione, il Maestro Giovanni Albani, che dedicò alla giovane voce le prime cure, ottenne per lui dall'allora vescovo di Lecce, Mons. Gennaro Trama, l'ingresso nel seminario della città come semiconvettore.

L'incontro con il Maestro Alceste Gerundi, che l'aveva sentito cantare nel corso di una funzione religiosa, significò per il giovane l'abbandono degli studi ecclesiastici, per i quali mancava da sempre una naturale inclinazione, e l'inizio di veri e propri studi musicali in qualità di allievo del Conservatorio.

Appresi i principi della tecnica vocale e della composizione, Schipa era ormai pronto a dare inizio alla carriera artistica; fu organizzato un concerto, nel giugno del 1908, i cui proventi permisero al giovane di approdare a Milano, ricco di speranze e di tanta voglia di cantare. Nella città lombarda, fra le lezioni di perfezionamento con il Maestro Emilio Piccoli e la viè de bohème, arrivò l'occasione per il debutto; nella galleria Vittorio Emanuele, dove come altri cantanti in cerca di scrittura, Schipa cercava l'occasione per dar forma alle proprie speranze, un impresario gli offrì la parte di Alfredo nella Traviata. Il ricordo di quel 4 febbraio del 1909, al Teatro Facchinetti di Vercelli, non abbandonò mai il grande tenore, che lo raccontava ricordando un pubblico, per così dire "pittoresco" e una matronale Violetta che in scena si avvicinò a lui con la grazia di una valanga. Nonostante tutto l'esito della serata fu buono, perché altri impresari notarono quel giovane debuttante; nello stesso anno Schipa cantò nel Faust di Bozzolo, in Mignon al Teatro Sociale di Chioggia, nel Barbiere di Siviglia a Trento, nella Traviata del Politeama Garibaldi di Savona, e ancora in Pescatori di perle e Zazà, Mefistofele e Adriana Lecouvreur; le belle speranze erano divenute realtà e le serate furono un successo. Ed altri successi il già "grande tenore" li ottenne a Messina in Rigoletto e la Traviata, a Chioggia in Mignon, e a Roma, al Teatro Quirino, dove, fra le altre opere, recitò nell'amatissimo ed insuperabile Werther.

L'esito trionfale della lunga tournèe del 1911 -1912 , che attraversò tutta l'Italia, fu l'occasione per tentare l'avventura oltreoceano: nel 1913 Schipa debuttò al Teatro Colon di Buenos Aires in Mignon, La Sonnambula, La Traviata e Lakmé, e tornò poi spesso in Sud America, per un rapporto di stima e affetto che si era stabilito con quel pubblico, che lo faceva sentire a casa.

Tornato in patria in trionfo, subì anch'egli il fascino delle incisioni discografiche: nel 1916 firmò un contratto con la casa discografica Pathé, per l'incisione di alcune arie da l'Arlesiana, Zazà, Tosca, Pagliacci, e, unica opera completa, del Barbiere di Siviglia. E ancora nuovi orizzonti si aprivano alla sua arte: una tournèe spagnola nel 1918 che lo vide interprete di quella Manon alla presenza di Re Alfonso XIII, che Schipa ricorderà come la più emozionante di tutta la carriera. Lo avvicinò alla zarzuela e alla musica leggera spagnola, nella quale egli stesso si cimentò, componendo canzoni e tanghi. Intanto, il 27 marzo del 1917, aveva preso parte alla prima esecuzione assoluta de La Rondine di Giacomo Puccini. Ma ormai Schipa era pronto a concedersi al pubblico statunitense, curioso di misurare la sua grandezza con quella dell'indimenticabile Caruso. Schipa debuttò a Chicago il 4 dicembre del 1919 con Rigoletto sotto la direzione di Gino Marinuzzi. Fu un trionfo e l'inizio di una permanenza negli States durata oltre quindici anni.

Accanto ai successi del palcoscenico, quelli americani furono gli anni della dorata vita privata: con la moglie Antoinette Michel D'Ogoy, detta Lilli, conosciuta a Montecarlo, e le due figlie Elena e Liana, Schipa conduceva una vita sfarzosa da star. Nell'ottobre del 1932 lasciò Chicago, prendendo il posto di Beniamino Gigli al Metropolitan di New York. Nel 1935 fu ancora Werther a San Francisco. Ma gli effetti della Grande Depressione, l'irreparabile crisi con la moglie e la nostalgia per la patria, mai dimenticata, riportarono Schipa in Italia.

Alle molte recite nei teatri italiani, si accompagnò una carriera cinematografica che, iniziata a Hollywood con alcuni cortometraggi musicali per la Warner Bros, fece di Schipa il divo dei Telefoni Bianchi. Questi i suoi film: Tre uomini in frack (1932), Vivere! (1936), Chi è più felice di me (1938), Terra di fuoco (1938), In cerca di felicità (1943), Rosalba (1944), Vivere ancora (1944), Il cavaliere del sogno (1946), Follie per l'opera (1948), I misteri di Venezia (1950). Continuava intanto l'attività teatrale e, nella vita privata, dopo una relazione con Caterina Boratto, conclusasi durante la guerra, sposò l'attrice Diana Prandi (all'anagrafe Teresa Borgna), conosciuta sul set di Rosalba, che nel 1946 gli dette un figlio Tito Jr.

Dopo una carriera lunga quasi mezzo secolo, negli anni '50 Schipa cominciò ad apparire sulle scene sempre più di rado. Il 14 aprile del 1955 dette l'addio al palcoscenico con l'Elisir d'amore al Teatro Petruzzelli di Bari, a cui faranno seguito le tournèe in Russia, in Ungheria, e negli Stati Uniti.

Tito Schipa morì a New York nel 1965 per un collasso cardiocircolatorio, quale complicazione del diabete di cui soffriva; la sua Lecce, mai dimenticata, per la quale egli sognava di istituire un Festival musicale, lo accolse per l'ultimo viaggio.

Visitate il Sito ufficiale del grande tenore Tito Schipa.

Concorso Internazionale "Tito Schipa" per Giovani Cantanti Lirici
a cura dell'Associazione "Amici della Lirica", Viale Don Minzoni, 3 - 73100 Lecce
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